Simbolo "Napoli in comune a Sinistra" Formao.jpgChe la campagna elettorale a Napoli lasci poco spazio alla discussione politica sembra essere, purtroppo, una triste constatazione. Tutta l’attenzione dei media locali è concentrata sulle lotte intestine ai partiti, PD in primis, sui cambi di casacca al fotofinish, sugli impresentabili presenti in ordine sparso in un po’ in tutte le liste.Ecco cosi che tutta una seria di questioni rilevanti per i cittadini ed i lavoratori passano in secondo piano, quasi come se la programmazione delle strutture portanti della città non riguardassero la campagna elettorale, i candidati, i programmi. Potremmo parlare della gestione del porto, delle reti energetiche e di servizi (gas, elettricità, telefonia), ma in questa sede preferiamo soffermarci sulla questione della gestione dello scalo aeroportuale di Capodichino, terzo aeroporto regionale italiano con un traffico di 5.8 milioni di passeggeri. L’aeroporto è gestito dalla Ge.S.A.C. SpA. La compagine azionaria comporta il 75% di azionariato privato ed il 25% di azionariato pubblico, diviso ugualmente tra Comune di Napoli ed Area Metropolitana di Napoli (ex-Provincia di Napoli).La gestione dell’aeroporto di Capodichino è stata totalmente pubblica fino al 1997, quando il sindaco Bassolino, nel suo primo mandato condusse la prima privatizzazione di un aeroporto italiano, cedendo la maggioranza delle azioni della società di gestione aeroportuale al gruppo inglese BBA. Questa quota nel 2006 passò al gruppo spagnolo Ferrovial e nel 2010 al gruppo F2i – Fondi italiani per le infrastrutture SGR; nel 2015, infine, il 49% di F2i è passata ad una cordata di investitori francesi.Attualmente la partecipazione pubblica, pure se limitata, certamente costituisce un potere di controllo sull’attività dello scalo, fondamentale per le comunicazioni internazionali di Napoli. Di recente, però, sono circolate voci in merito ad una valutazione del sindaco De Magistris su una possibile vendita delle quote comunali per esigenze di bilancio. Una dismissione delle residue quote azionarie pubbliche potrebbe, quindi, realizzarsi dopo le prossime elezioni comunali. Questa ipotesi sarebbe un duro smacco per i lavoratori aeroportuali, che hanno già pagato la prima privatizzazione di un aeroporto d’Italia con tagli occupazionali e pesanti restrizioni nei ritmi di lavoro. Ricordiamo, inoltre, un episodio recente nel quale la Gesac ha avuto un ruolo estremamente negativo: la questione Autogrill, operatore della ristorazione nell’area aeroportuale, che dava lavoro in modo diretto a 80 lavoratori ed, in modo indiretto ad altri 20. Autogrill che è il primo operatore al mondo nei servizi di ristorazione per chi viaggia, decise, senza nessuna reale giustificazione nel 2015, di disinvestire da Capodichino. L’assurdità è che Gesac non intervenne per preservare il posto di lavoro ai dipendenti di Autogrill. Infatti, l’azienda che subentrò nella ristrutturazione preferì assumere con contratti precari, nuovo personale. La Gesac si dichiarò dunque in quell’occasione parte terza, come a dire, cioè “non sono interessata al funzionamento dello scalo, ma solo ai profitti che ne posso ricavare”!Al nuovo sindaco, che auspichiamo possa essere De Magistris, chiediamo, quindi con chiarezza impegni precisi:
non solo non vendere le quote Gesac di proprietà pubblica, ma, anche, e soprattutto, chiediamo un impegno concreto nel consiglio di amministrazione Gesac affinché episodi come quelli verificatesi nei confronti dei lavoratori Autogrill non accadano più. Pensiamo infine, che, per una reale difesa dei diritti dei lavoratori aeroportuali, sarebbe auspicabile che il prossimo rappresentante del Comune di Napoli nel CdA di Gesac fosse un esponente delle lotte aeroportuali, un lavoratore o una lavoratrice precaria, un esponente del sindacalismo di classe e non un burocrate in quota di uno dei tanti partiti e partitini di maggioranza.
Gianluca Cavotti RSA USB
Candidato al Consiglio della X municipalità (Bagnoli – Fuorigrotta) nella lista Napoli in Comune – A Sinistra

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