di Gennaro Esposito

 Renzi promette 272 milioni per Bagnoli che dovranno servire per la rimozione della colmata, la caratterizzazione delle aree, la loro bonifica e la realizzazione di un porto con 700 posti barca. Per lo sviluppo dell’area le cubature resteranno quelle già previste nel PRG per il terziario ed in misura ridotta per residenze. Uno sviluppo che dovrebbe farci credere di aver messo un punto fermo, eppure saranno i 25 anni passati invano, ma qualcosa non quadra. Non c’è stata, infatti, neppure una parola sul fatto che l’intera area di Bagnoli è ormai ricompresa nella Zona Rossa rischio Vulcanico così definita dalla Protezione Civile, con il parere dell’INGV ed approvata a dicembre 2014 con delibera di giunta regionale, previo assenso di tutti i comuni interessati, compreso il Comune di Napoli. Basti pensare che nell’area vesuviana, con livello di rischio di allarme verde, perché per fortuna il Vesuvio è “dormiente”, non è possibile realizzare neppure un centimetro cubo di residenza, mentre in quella dei Campi Flegrei, con allarme giallo e vulcano attivo, alcun vincolo è stato ancora imposto, per l’inescusabile ritardo della Regione Campania e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sarà un caso? Basti ricordare che il 7 ottobre scorso c’è stato uno sciame sismico e poco c’è mancato che scattasse l’ordine di evacuazione dell’intera area flegrea. Possibile che al Premier non abbiano detto nulla? Se la sicurezza dei cittadini è la prima cosa, come è possibile non averne discusso? Uguale discorso vale per la colmata la cui rimozione è stata promessa da Renzi e che, secondo le informazioni circolate, dovrebbe essere smaltita nella darsena di levante, soluzione, occorre ricordare già bocciata dalla Commissione Europea con una nota del 21 marzo 2007, nella quale veniva ravvisata una possibile infrazione nella gestione della procedura di VIA per la colmata a mare. Senza considerare poi che la medesima darsena di levante dovrà ospitare anche il dragaggio di Porto Fiorito a Napoli Est, altro progetto al palo da oltre 17 anni. Infine, ma si potrebbe ancora parlare molto, che fine faranno le 400 tonnellate di morchie oleose seppellite nel parco dello sport di cui parla la Procura di Napoli nel decreto di sequestro delle aree?

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