Una premessa d’ impostazione con cenni di tipo strutturale

La personalizzazione dello scontro – frutto sia di meccanismi politico-istituzionali quali l’ elezione diretta del Sindaco che di una più generale tendenza all’ americanizzazione della politica con tutto ciò che ne consegue in termini di diminuzione della partecipazione e progressivo aumento dell’astensionismo ad ogni scadenza elettorale – finisce col mettere in ombra il dibattito politico-programmatico e, nel nostro caso, LE RAGIONI DELLA SINISTRA.

Ad es., sembra che la prossima scadenza del rinnovo del Consiglio Comunale e dell’ elezione del nuovo Sindaco non abbia alcuna influenza anche sulla nomina del nuovo Sindaco Metropolitano per cui, sinora, quest’ aspetto è ignorato un po’ da tutte le forze politiche e dai candidati, invece noi riteniamo che questo sia uno egli elementi su cui riflettere per elaborare un disegno di riorganizzazione dei servizi pubblici locali in ottica metropolitana alternativo alle strategie di privatizzazione dei servizi.

La prossima consiliatura si caratterizzerà per un contesto dove l’armamentario dell’ attacco liberista-speculativo sarà ancora più forte sia sul piano nazionale che locale e ciò rende ancora più importante avere un forte argine anche a livello politico-istituzionale contro l’ attuazione di provvedimenti che mireranno a distruggere gli ultimi presidi dell’ intervento pubblico nel campo dei servizi locali.

Parliamo di “ultimi presidi dell’ intervento pubblico” perché, ormai, il modello di economia mista che aveva segnato la politica economica negli anni cinquanta e sessanta è sparito da tempo e col Governo Renzi l’ impulso alla privatizzazione dei servizi ha avuto un salto di qualità.

La Corte dei conti, ad es., nell’ ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, certifica questo cambiamento strutturale dell’ economia italiana: “Se si analizza il peso del “pubblico” all’ interno dell’intero complesso produttivo nazionale, si osserva che l’ incidenza delle 4.715 società a controllo pubblico su circa 4,3 milioni di imprese nel sistema economico nazionale risulta essere appena dello 0,5 per cento.- Guardando più nel dettaglio la distribuzione delle imprese private e di quelle controllate per settori di attività economica, si conferma ovunque una presenza dominante delle imprese private”1.

Pertanto, si comprenderà che le chiacchiere sul sempre più ridotto “capitalismo municipale” sono finalizzate ad attaccare una residuale fetta di servizi pubblici locali presente soprattutto in alcune grandi città tra cui la nostra.

Come continuare l’ “anomalia” napoletana nel campo dei servizi pubblici locali e delle Società Partecipate.

Qui vorremmo chiarire che se è vero che la positiva “anomalia” della Giunta De Magistris segna uno dei suoi aspetti caratterizzanti proprio nel campo delle modalità di erogazione dei servizi, è altrettanto vero che sul piano dei modelli gestionali si fanno strada delle strutture societarie, come quelle dell’holding, che nell’ iter delle privatizzazioni hanno segnato forme di “depubblicizzazione” propedeutiche ai veri e propri processi di privatizzazione.

Perciò, riteniamo che per evitare forme di deresponsabilizzazione del Comune sia importante giungere anche a modifiche del regolamento sui controlli interni del Comune, aumentare le forme di partecipazione popolare alla gestione dei servizi come in questi mesi si sta sperimentando positivamente in ABC vigilando anche sugli eventuali regolamenti di “gruppo societario” che potranno venir fuori a mano a mano che va avanti il processo in atto di “razionalizzazione” delle Partecipate comunali che essendo parte del patrimonio pubblico non possono essere gestite soltanto con criteri aziendalistici.

Tutto ciò diventa ancora più importante se ci si riferisce a quelli che sono attualmente schemi di decreti legislativi attuativi della “riforma” Madia contenenti Testi unici sulle Società Partecipate e sui servizi d’ interesse economico generale che, a breve, avranno un sicuro riflesso sui modelli di gestione comunali e metropolitani dei servizi pubblici locali.

A tale proposito, riteniamo che l’ attacco al modello dell’ Azienda Speciale contenuto nei citati schemi di decreti legislativi non debba e non possa riguardare l’ esperienza di ABC che va rafforzata attraverso la trasformazione in Azienda Speciale Consortile come parte di una riorganizzazione su scala metropolitana dei servizi pubblici locali in modo da creare economie di scala e, nello stesso tempo, evitare ulteriori privatizzazioni.

Pensiamo che anche il TRASPORTO PUBBLICO LOCALE debba rientrare nel disegno alternativo di riorganizzazione dei servizi.
La deliberazione di Giunta Regionale n. 36 del febbraio 2016 riguardante il trasporto su gomma nelle motivazioni della revoca delle procedure di evidenza pubblica avviate dalla Giunta Caldoro afferma che ciò s’è verificato, “in particolare, per la necessità di rivedere le attività di programmazione prodomiche all’ affidamento, al fine di renderle rispondenti ai mutati assetti isituzionali in virtù della legge 7 aprile 2014 n.° 56 ed alle funzioni attribuite alla Città Metropolitana in materia di mobilità e viabilità”. – Qui bisogna valutare come la proposta di un’AZIENDA UNICA METROPOLITANA con l’ accorpamento tra ANM e CTP possa coniugarsi anche con un eventuale accorpamento con l’ EAV, ipotesi che sembra essere caldeggiata dalla Regione – Altro aspetto per noi molto importante è capire come si incalza la prossima Amministrazione metropolitana nell’ applicazione degli articoli 35 e 36 dello Statuto che prevedono la redazione del Piano territoriale metropolitano e al proprio interno del “Piano della Rete della mobilità metropolitana”. – Più specificamente, aggiornare la parte del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale per le parti sulla  mobilità e proporre modifiche al Piano di riprogrammazione dei servizi di TPL fatto ai tempi dell’ Assessore Vetrella. – Infatti va rilanciata una politica di “pianificazione partecipata” altrimenti ci troviamo a discutere soltanto di privatizzazione dei servizi, “razionalizzazione” delle Partecipate e proposte estemporanee come quelle dell’ hub di Pompei (al momento archiviata). – Gli aspetti sovracomunali sono importanti anche per capire come su questo punto il Comune vuole uscire dal piano di riequilibrio pluriennale che invece prevede la vendita del 40% delle azioni ANM .

Per le POLITICHE SOCIALI, occorre capire i collegamenti col nuovo Piano Sociale Regionale (dove, tra l’altro, è prevista anche la presenza del delegato alle politiche sociali metropolitane attualmente mancante) e il ddl di riordino del terzo settore (dove, nella più perfetta ottica liberista, si vuole trattare questo importante settore del welfare alla stregua di un qualsiasi servizio pubblico a rilevanza economica). – Nello specifico, bisogna confrontarsi sull’ ipotesi di confluenza di “Napoli Sociale” in “Napoli Servizi” proposta su cui, allo stato, è sospeso il nostro giudizio perchè va capito come si difende la mission  di Napoli Sociale  nella nuova configurazione societaria, in particolare se dietro la confluenza in Napoli Servizi non vi sia un eventuale taglio di prestazioni, dal trasporto disabili all’ assistenza specialistica agli alunni diversamente abili. – Se è vero che l’ art. 2112 (trasferimento ramo d’ azienda) prevede delle garanzie per i lavoratori del settore, è altrettanto vero che anche in questo caso andrà capito come intervenire su un eventuale regolamento di gruppo di Napoli Servizi che potrebbe vanificare parte delle garanzie attraverso i concreti assetti organizzativo-gestionali, inoltre le garanzie statutarie che l’ Amministrazione ha più volte richiamato per i lavoratori del settore nell’ assorbimento nella nuova società saranno pur sempre limitate vigendo il principio della “tipicità delle forme societarie” previsto dal c.c.- Quello delle politiche sociali è un settore dove i tagli dell’ austerity sono stati e sono molto pesanti, dove grave è anche la situazione di lavoratori del privato sociale anch’ essi in sofferenza per il diminuire da anni dei trasferimenti statali e a ruota di quelli regionali, pertanto non va esclusa anche la mobilitazione per sforare il Patto di stabilità a livello regionale per questo ambito di spesa sviluppando alleanze con gli utenti che vedono il progressivo aumento delle proprie quote di compartecipazione in drammatica analogia con quanto avviene nel campo sanitario con l’ aumento dei ticket.

Per i RIFIUTI, anche in questo caso c’è un collegamento con la Città metropolitana per il progetto di fusione con la SAPNA, inoltre va fatta una riflessione su alcune tensioni sindacali in seguito all’ introduzione del monoperatore che ha visto in vari casi i lavoratori dell’ ASIA in assemblea. – Inoltre, non si può assistere passivamente ad un riordino del ciclo dei rifiuti basato sulla riproduzione di quanto fatto dalla Giunta Regionale per la riorganizzazione del servizio idrico dove il tandem De Luca-Bonavitacola, quale fedele esecutore di quanto previsto dallo “Sblocca-Italia”, mira anche in questo caso a rafforzare gli ATO a discapito delle competenze comunali e della Città Metropolitana.

Se è vero che una riorganizzazione pubblica dei servizi comunali non può prescindere da collegamenti con una pianificazione metropolitana e regionale, è altrettanto vero che anche alcune competenze o alcune Aziende già provinciali non possono essere scollegate dalle competenze del principale Comune della Regione. – E’ questo il caso di una battaglia per evitare un’ applicazione centralistica della legge Del Rio dove la Regione ha allocato a sé alcune competenze dell’ Ente di area vasta prevedendo solo genericamente un’ eventuale possibilità di trasferirle ai Comuni (si vedano i casi delle politiche sociali e del turismo); invece, il trasferimento di funzioni già provinciali ai Comuni darebbe la possibilità di fare politiche unitarie, evitare frammentazioni e anche in questo caso sviluppare economie di scala in un’ottica di riorganizzazione pubblica di servizi e funzioni eventualmente anche nel campo dei servizi strumentali (si vedano,, in proposito, le funzioni della Società Partecipata al 100% ARMENA).

1 Da Corte dei conti-Sezioni Riunite in sede di controllo: “Rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica” pag. 109.

Bozza di discussione prodotta dal gruppo di lavoro

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